San Giovanni Bosco: gli appuntamenti per ricordare l’educatore della gioventù

Feb 4, 2026 | Esperienze, Notizie, on, Pastorale Giovanile

 

In memoria di Don Giovanni Bosco.
L’omelia di Don Fabio Molon nella Parrocchia di Santa Maria Annunciata.

Da mihi animas, cetera tolle.
Dammi le anime, toglimi il resto.

È il motto di San Giovanni Bosco. Parole per noi lontanissime, non solo perché in latino, ma anche per il contenuto che ci appare oscuro se non addirittura inopportuno.
Eppure è questo motto che ha ispirato tutta l’opera di don Bosco, che ne ha custodito il senso e indicato la direzione. Dopo quasi due secoli chi educa in oratorio riceve ancora questa eredità.
Cosa possono significare per noi queste parole “Dammi le anime, toglimi il resto”?
Provo a tradurle non in senso letterale ma avvicinandole al nostro contesto culturale. Innanzitutto cercando un terreno comune per comprendere cosa sia l’anima.
Per anima possiamo intendere la parte più profonda di noi stessi, quella che sta sotto alle emozioni, decisamente più superficiali, che non coincide completamente con il pensiero, le idee, la volontà che invece associamo più facilmente alla ragione. L’anima è profonda perché è la parte originaria di noi stessi, quella che abbiamo fin dalla nostra nascita, e che proprio per questo legame originario, custodisce l’identità profonda di noi stessi.
Antonì Gaudì, architteto geniale della Sagrada Familia, di cui ricorre nel 2026 il centenario dalla morte, diceva che l’originalità consiste nel tornare all’origine. Credo si possa dire di ciascuno di noi. Siamo originali non quando siamo stravaganti ma quando sappiamo tornare all’origine di noi stessi, alla nostra identità più profonda. Saremo originali quando saremo noi stessi e non come gli altri ci vogliono. Vengono subito in mente le parole di San Carlo Acutis: “Tutti nascono originali ma poi molti muoiono o diventano fotocopie”.
Noi cristiani troviamo qui, nell’anima, quel luogo dove sono iscritte le parole di Genesi: siamo creati a immagine e somiglianza di Dio. Nell’anima portiamo il segno di questa identità, che diventa appartenenza e vocazione. Per questo l’anima diventa anche il luogo dell’incontro con Dio, lì si risponde alla domanda se Dio esiste, perché solo lì se ne può fare esperienza certa.
Dammi le anime, dice il motto di don Bosco. Mi interessa, sembra dire don Bosco, l’animo dei giovani, non solo i loro pensieri e i loro ragionamenti, quasi che debbano pensare come pensiamo noi; non solo le loro emozioni e i loro gusti quasi che dobbiamo assecondarli in ogni cosa o sedurli con delle alternative. Educare i giovani, più ancora, amare i giovani significa aiutarli a conoscersi fino alla parte più profonda di loro stessi, ben oltre i loro pensieri e le loro emozioni. Significa accompagnarli in questa discesa che oggi tanto li spaventa perché l’anima sembra essere la cantina buia, quella dei film dell’orrore dove prima o poi da qualche angolo angusto esce fuori un mostro. Ma è proprio nell’anima che abita il Signore Dio. Non c’è nessuna cantina buia e non c’è nessun mostro pericoloso. Ci siamo noi, nella nostra originalità, e c’è Dio che ci ha creati e che non si stanca di sussurrare al nostro cuore.
Dammi le anime, dunque, dice don Bosco; diamoci le occasioni per aiutare i giovani a scendere i gradini del cuore. Educare significa accompagnare i ragazzi in questo viaggio interiore che risulta faticoso nei suoi primi passi ma che diventa subito affascinante per chi si addentra con fiducia. La profondità delle nostre proposte, le occasioni per fare silenzio e per ascoltare i sussurri del cuore, la fiducia che lo Spirito di Dio opera dentro ciascuno e chiede a noi di non ostacolarlo ma di farci suoi collaboratori; tutto questo sembra suggerirci oggi don Bosco. La musica nelle orecchie, la frenesia degli impegni, l’ansia per la scuola, la paura di non essere all’altezza delle aspettative, come anche una certa superficialità nelle relazioni, tutto questo rende urgente il nostro compito educativo. Forse partendo da noi, perché forse ne abbiamo bisogno anche noi.
Penso a chi è più giovane tra di noi: anche voi fuggite il silenzio, guardate con sospetto le occasioni per riflettere sulle domande che avete nel cuore, non amate condividere i vostri sentimenti e le vostre paure, tenete a distanza le parole del Vangelo che sembrano interpellarvi e bussare con insistenza al vostro cuore.
Penso a chi è meno giovane tra noi: abbiamo sperimentato che proprio nell’animo di ciascuno risuona la voce di Dio, illumina le giornate buie e i pensieri cupi, sostiene nella fatica e nelle preoccupazioni, nell’anima sentiamo che Dio c’è e ci salva. “E la pace di Dio, scrive San Paolo, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”.
Chi è meno giovane ha la responsabilità di questa testimonianza.
Il motto di don Bosco continua con quel cetera tolle, togli tutto il resto. Per noi diventa il suggerimento che tutto il resto che pure riteniamo importante, passa in secondo piano. Tutto ciò che facciamo è buono ed utile se diventa strumento per toccare il cuore, per arrivare all’animo degli altri; se catechesi, sport, aggregazione diventano un incoraggiamento per dire ai ragazzi: non avere paura di guardarti dentro, non ci sono dei mostri da cui fuggire ma nel profondo di te abita una presenza amica, quella di Dio, l’unica che ti permetterà di trovare la tua strada nella vita e quindi la tua felicità. Sii originale perché capace di tornare all’origine!
È l’augurio che faccio a ciascuno di voi, mentre con tanta gratitudine per i vostri numerosi servizi, vi affido all’intercessione di don Bosco, alla protezione di Maria Ausiliatrice. E il Dio della pace sia sempre con voi. Amen

 

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